Ammetto di essere arrabbiata. In collera. Frustrata e triste per l'inesistenza o assenza, come dir si voglia, di mio padre nella mia vita.
Pretende.
Pretende di vedermi.
Pretende di sentirmi.
Pretende di avanzare richieste.
Pretende che io stia ai suoi ordini. Ad un suo schiocco di dita "Signorsì Signore!".
Pretende che io lo prenda sul serio, che lo ascolti.
Dopo tutte le promesse mandate a puttane.
Dopo tutte le delusioni.
Dopo la totale mancanza di impegno da parte sua.
A questo punto, dopo tutti questi anni, mi chiedo solo cosa voglia da me.
La mia mente è immensamente stanca. I pensieri corrono sempre più veloci e incoerenti, confusi. Apro bocca senza sapere cosa dico. Udito ovattato, vista appannata. Vivo come se mi trovassi su una strada vagando senza meta. Non leggo le indicazioni, seguo l'odore delle piante. Guardo il terreno, la strada non è battuta, non so dove mi trovo ma continuo a camminare e camminare senza fermarmi. Ma non cammino come se dovessi raggiungere qualcosa, cammino come se non ci fosse alternativa. Come se non ci fosse altro modo. Cammino automaticamente. Cammino come respiro. Cammino come fosse qualcosa di indispensabile ma non abbastanza importante perchè la mia mente si impegni a farlo. Cammino semplicemente perchè è l'unica cosa che in questo momento posso fare. In questo momento posso solo camminare. Vagare. Cercare la luce tra gli alberi. Il suono di un animale. Il rumore delle foglie.Colori bellissimi a cui non presto attenzione. E so che me ne pentirò. Lo so. Per tutto questo tempo sprecato. Per tutte le cose che avrei potuto fare, vedere, toccare.