lunedì 30 dicembre 2013


Ricordo quando cucinavamo in piena notte, ascoltando Fats Waller. 

Ballando, ridendo, baciandoci e abbracciandoci. 

mercoledì 18 dicembre 2013

La piccola Aula.

Mentre ero in macchina bloccata nel traffico guardavo le persone in strada, shopping natalizio, semplici uscite, spesa magari? Chi sa. Però mi piace immaginare le vite della gente fuori il finestrino. Penso a tutte le persone che ho conosciuto, con cui ho condiviso momenti e conversazioni e di cui ho dimenticato sia volto che nome. Nella mia memoria sono rimasti solo pezzetti sparsi a caso, senza significato alcuno, come granelli di polvere. Una frase, un oggetto, un suggerimento. Un solo granello può risultare inutile, ma in gran quantità fanno venire l'allergia e prendere la malsana decisione di spostare il frigo per pulire, con pessime conseguenze, come trovare cibo decomposto dall'origine sconosciuta e accumuli di capelli di vario colore e lunghezza che stanno li a fissarti attestando silenziosamente il tuo burrascoso rapporto con i parrucchieri. O nel mio caso con me stessa, il cambio di stagione, amici, amanti e vari colpi di testa. Letteralmente.

Quella del frigo sembra una metafora, e potrebbe benissimo esserlo! Ma non in questo caso. E' del tutto calzante, questo lo ammetto. Ma questa volta non ho nessuna lamentela. Mi è solo venuto in mente un ricordo stupido collegato ad una persona ormai dimenticata, passando davanti ad un ristorante ormai fallito.

Ok, visto che continua a sembrare ... malinconico, trascrivo il ricordo, tanto.
Ero alla fermata del pullman con questo ragazzo più grande che prendeva lezioni di latino con me, da una vecchia professoressa. Questa donna era così severa che quando sentiva una mosca volare ci spostava in isolamento nella stanza con una sola scrivania, per comunicare dovevamo lanciarci bigliettini quando era di spalle, ma credetemi se vi dico che elargiva manciate di nougatine come se non ci fosse un domani. E se non dava i cioccolatini, a seconda della stagione e della festività in arrivo c'erano: pentole intere di granita con vero sciroppo fatto in casa, deliziose pizze di scarole, pastiere che sfornava a 5 alla volta per parenti, figli, nipoti, vicini e amici, gelati e tè freddi di vario genere. Era una donna gentile, infondo. Aveva il suo modo di trasmetterti affetto attraverso il cibo, ed era anche brava a farlo. Comunque, stavamo aspettando l'amato mezzo di trasporto quando, il sopracitato mi chiese di dargli una mano perchè voleva creare un nuovo contatto di msn (immaginate di quanti anni fa si parla), così iniziò a snocciolare una serie di estremamente narcisistiche parole per me da tradurre in inglese. Finì con avere (nome -che non ricordo-)_the_masterpiece. Immaginate.

Caro, vecchio msn. Con il suo invisibile, niente messaggi letti/non letti, un breve status e nient'altro.




venerdì 8 novembre 2013

Needy

Guardavo Annie Hall, quasi alla fine del film, quando Alvy e Annie si incontrano per un caffè, dopo essersi lasciati, dopo che Annie si è trasferita in California e Alvy ha realizzato di amarla ancora e decide di prendere l'aereo e tentare di riportarla a New York con se. Quando Annie dice ad Alvie che lei lì è felice e libera, conosce persone, fa festa, tutte cose che Alvy consciamente o inconsciamente le impediva di fare. E fondamentalmente mi sono chiesta una cosa, chi consapevolmente si assumerebbe la responsabilità di avere vicino, per una settimana, un mese, un anno, dieci, una persona con tutti quei problemi? E lo dico da persona danneggiata che è terrorizzata dall'idea della solitudine tanto quanto ne è attratta. E la risposta è nessuno. Magari all'inizio va bene, ma poi ci si rende conto di quello che accade. E' tutto troppo grande. Tutti i rapporti "intimi" che ho avuto con qualunque genere di persona sono andati a puttane, perchè mi rendo conto che c'è un limite al peso che le persone possono portare con te. E nonostante questo non giustifichi i comportamenti della gente e nonostante mi dia estremamente fastidio quella scena al bar, capisco perchè Annie si è alzata e se n'è andata. E per quanti caffè e cene puoi prendere dopo, per quanto buoni i rapporti possano restare, l'amarezza è sempre lì.

Il pensiero che non ci sia nessuno tanto coraggioso da dire 'sì, ti amo così tanto che starà io vicino a te nonostante le follie, le fisse, le ossessioni, le stranezze, le domande senza senso. Sarà io a prendermi questa responsabilità, perchè ne vale la pena' o per qualunque altra ragione. Questo è un discorso tanto generale quanto mirato. Ossimori mentali.


Perchè non riesco a pormi un problema alla volta?

mercoledì 6 novembre 2013

Stasera, come tante altre sere, mentre ascoltavo jazz mi è venuta in mente la vecchia linea 2 della metro nella mia città.

La linea 2 della metro nella mia città ti scarrozza su vecchi treni malandati e puzzolenti. Il 70% delle volte viene riempita da pochi e loschi figuri, l'altro 30% è talmente zeppa di gente che non puoi far altro che guardarti le scarpe o altrimenti trovarti all'imbarazzantissima distanza di 0.01 mm dagli altri passeggeri. Sulla linea 2 della metro nella mia città ho provato, per la prima volta, la piacevolissima sensazione dell'alito di uno sconosciuto sul collo.
Per un periodo della mia vita ho preso la linea 2 della metro di frequente. Sarà perchè la prendevo in orari improponibili, sarà per quello che mi aspettava all'arrivo, sarà perchè sarà, fatto sta che mi sono sempre piaciuti i viaggi di 20 minuti da 6 fermate sulla linea 2 della metro nella mia città.
Ma la cosa più bella della linea 2 era una ed una soltanto: la musica jazz. Non so per quale oscuro motivo, ma sulla linea 2 della mia città gli altoparlanti diffondevano sempre vecchia e bellissima musica jazz. Più o meno famosi che fossero i pezzi, la musica era piacevole, onnipresente e rendeva l'attesa in quel fatiscente cunicolo meravigliosa. Non mi è mai successo in nessun'altra metro, treno, cumana, funicolare di nessuna città che sia Milano, Roma, Parigi o Londra. Solo qui. Poi un bel giorno, entrando, mi sono resa conto che il jazz era stato miseramente sostituito da triste e terribile musica pop. Anatema. Le mie attese rovinate insieme al briciolo di speranza che il mio cuoricino provava quando pensavo che, nonostante non la prendessi più tutti i giorni, sulla linea 2 della metro nella mia città, inconsapevolmente, centinaia di persone arricchivano il proprio spirito ascoltando quella magia che è il jazz e che se avessi voluto, avrei potuto un giorno scendere li giù solo per quello. Ma ora non più. E questo mi rende infinitamente triste.

Piccola storia. Ho sempre voluto ballare uno di quei pezzi, poter godere a pieno del regalo che ci faceva chiunque mettesse su quella musica, nonostante mi trovassi nel tunnel della linea 2 di una metro in una città, ma nessuno ha mai acconsentito. Che vergogna! Una volta, un ragazzo decise che sì, poteva farmi questo gentil dono, così dondolammo per un pò facendoci l'un l'altro la promessa di rivederci, cosa che non accadde. Fortunatamente. Ringrazio il ragazzo senza nome (perchè non lo ricordo.....) per questo, ma mi dispiace non ci fosse qualcun'altro li con me in quell'esatto istante. Beh, meglio di niente.

Ah, forse dovrei specificare che, vero non ricordo il nome del ragazzo, ma non era uno sconosciuto incontrato sulla linea 2 nella metro della mia città. Più o meno.

venerdì 1 novembre 2013

Potato salad.

A volte vorrei solo che la persona giusta mi contatti al momento giusto. Poi mi rendo conto che sono le 4 di mattina e, probabilmente, sono tutti a letto.

Quest'ansia mi ucciderà.

lunedì 30 settembre 2013

Mh

Ammetto di essere arrabbiata. In collera. Frustrata e triste per l'inesistenza o assenza, come dir si voglia, di mio padre nella mia vita.

Pretende.
Pretende di vedermi.
Pretende di sentirmi.
Pretende di avanzare richieste.
Pretende che io stia ai suoi ordini. Ad un suo schiocco di dita "Signorsì Signore!".
Pretende che io lo prenda sul serio, che lo ascolti.

Dopo tutte le promesse mandate a puttane.
Dopo tutte le delusioni.
Dopo la totale mancanza di impegno da parte sua.

A questo punto, dopo tutti questi anni, mi chiedo solo cosa voglia da me.


La mia mente è immensamente stanca. I pensieri corrono sempre più veloci e incoerenti, confusi. Apro bocca senza sapere cosa dico. Udito ovattato, vista appannata. Vivo come se mi trovassi su una strada vagando senza meta. Non leggo le indicazioni, seguo l'odore delle piante. Guardo il terreno, la strada non è battuta, non so dove mi trovo ma continuo a camminare e camminare senza fermarmi. Ma non cammino come se dovessi raggiungere qualcosa, cammino come se non ci fosse alternativa. Come se non ci fosse altro modo. Cammino automaticamente. Cammino come respiro. Cammino come fosse qualcosa di indispensabile ma non abbastanza importante perchè la mia mente si impegni a farlo. Cammino semplicemente perchè è l'unica cosa che in questo momento posso fare. In questo momento posso solo camminare. Vagare. Cercare la luce tra gli alberi. Il suono di un animale. Il rumore delle foglie.Colori bellissimi a cui non presto attenzione. E so che me ne pentirò. Lo so. Per tutto questo tempo sprecato. Per tutte le cose che avrei potuto fare, vedere, toccare.

martedì 2 luglio 2013

//

Certe canzoni non si associano a nulla di particolare eppure, ti ricordano tutto.

Non i momenti precisi, ma le sensazioni. Che è probabilmente peggio.


Penso di avere una leggera-ma-non-troppo forma di depressione. Tra le altre cose non sto facendo altro che dormire. Dormo 11 ore, mi sveglio, passa un'ora o due al massimo e torno a dormire. Mi risveglio. Passa un'altra ora e torno a dormire. Vado avanti così finchè non arriva notte, e a quel punto non c'è più nessuno sveglio, solo io. Resto sveglia fino all'alba e ricomincio. Non faccio così tutti i giorni, alcune volte cerco di obbligarmi ad uscire da letto, ad alzarmi da divano, cerco di non buttarmi sulla prima superficie morbida che trovo. Mi addormento come se non lo facessi da anni. Mi addormento come se agoniassi un'ora di sonno più di qualunque altra cosa. Mi addormento come se non ci fosse nient'altro oltre quello. Come se mi mancassero i sogni che faccio, cosa dubbissima. Dormo.

lunedì 3 giugno 2013

Me lo sono chiesto spesso

Forse non riesco a vivere senza avere qualche tipo di dipendenza.

Che sia il fumo.

Che sia una persona.

Che sia la droga.

Qualunque cosa. Forse semplicemente non posso farne a meno.

mercoledì 1 maggio 2013

Mi sento demoralizzata come poche volte nella vita. 

Mi sembra di non riuscire in niente ed ogni cosa che provo a fare risulta immensamente complicata.

Mi sforzo, lo giuro.
O forse credo solo di sforzarmi ma in realtà non lo faccio.
Certe volte mi rendo conto di essere brava a prendermi in giro. 
Così come confondo sogno e realtà.

Ultimamente succede sempre più spesso.
Forse è dato dal perenne senso di insoddisfazione che sto vivendo.



On a brighter note, sto pensando di farmi una pagina twitter segretissima per scriverci sopra in giapponese. Mah, chissà.

lunedì 1 aprile 2013

Solo il sole di primavera scalda come il sole di primavera.

Ieri abbiamo fatto le 4 di mattina parlando, in macchina, sotto casa.
Ad essere onesta è stato piacevole, una di quelle volte in cui parli quasi senza freni. Del resto è questo l'effetto del parlare di notte. Con chiunque. Il problema è il giorno dopo, come quando ti ubriachi. Ho iniziato a pentirmi di alcune cose perchè nonostante lui sembri estremamente comprensivo, a volte capisco come quello che dico sia espresso in maniera talmente personale da non poter essere colto fino in fondo. Io purtroppo ho questa paura assolutamente immotivata di essere fraintesa, il solo pensiero che le mie parole vengano travisate mi provoca un fastidio e una preoccupazione assurda, questo perchè le incomprensioni possono essere fatali.
Ci penso e ci ripenso. Maledetti paragoni.

Parlando di cose più interessanti, mi sono inspiegabilmente bruciata due dita giorni fa e uno sta per cadere... No, in realtà si è solo staccata la pelle facendo spuntare la carne viva. Bruciore. Dolore. Agonia estrema. Ho sprecato tutti i cerotti belli che avevo perchè quelli normali erano finiti. Maledizione. Me li ero stipati con tanto amore.

mercoledì 13 marzo 2013

ブリキ

Qualche giorno fa è stato pubblicato il video della nuova canzone dei RADWIMPS. Mi sono innamorata, è bellissima.




Non ringrazierò mai abbastanza Lilo per avermeli fatti conoscere. Ormai è più di un anno che li ascolto e non mi stancano mai.

martedì 12 marzo 2013

I'm a major weeper.


Graham: Well, I cry all the time. 
Amanda: You do not. 
Graham: Yeah I do. More than any woman you've ever met. 
Amanda: You don't have to be this nice. 
Graham: It happens to be the truth. 
Amanda: Really? 
Graham: A good book, a great film, a birthday card, I weep. 
Amanda: Shut up. 

Graham: I'm a major weeper. 


Mio caro Jude Law, ti sono vicina.
Anche io funziono così. Una bella melodia? Magari di quelle classiche, grandiose, dove senti tutte le cellule del corpo allontanarsi e vagare nell'aria libere, come in assenza di gravità, dove per un momento (o un momentone, dipende dalla durata della musica in questione) ti senti così piena del suono delle note, dell'armonia che creano, che quasi hai l'impressione di capire per quale motivo esistiamo. Ecco, pianto e pelle d'oca. Estasi direi. La musica ha un effetto curioso su di me. I balletti al teatro? Quando vedi il protagonista fare un Grand Jeté* tanto leggiadro da sembrare trasportato dal vento, tanto lungo e perfetto da farti pensare che sì, sono stati i ballerini di danza classica ad inventare la Slow Motion. Occhi grandi quanto una prugna. Anche qui, pelle d'oca e lacrima. Un piatto di ravioli cinesi? Commozione estrema! O magari, è solo il vapore.
Fatto sta, che ho la lacrime facile per quanto riguarda l'arte. A volte, penso davvero di essere affetta dalla sindrome di Stendhal. Soprattutto per quanto riguarda la musica classica. Mi da una tale sensazione di completezza, quando la ascolto mi rendo conto che dopotutto la perfezione esiste, solo non nell'accezione più comune del termine. Un giorno farò un bel post sulla musica. Ci stavo già pensando.


*Sarò sincera con voi, ho dovuto gugolare 'salto danza classica' per trovare questa parola. M'è apparsa la pagina di wikipedia 'Glossario della danza classica' e anche li, ho dovuto restringere il campo di ricerca alla parola salto per poi gugolare ogni nome finchè non ho trovato quello giusto. Ma era di fondamentale importanza, non per sembrare una donna (o un uomo?!?!? Uhm?!?!) erudita, ma perchè era grammaticalmente inesatto ripetere la parola salto nella stessa frase. Poi però ho cambiato la frase, salto sarebbe comparso una volta sola, ma a quel punto volevo sembrare una donna (o magari un uomo?!?!?) erudita. Premiate l'onestà.

** E aggiungo anche, ho appena gugolato il nome per sapere come si pronunciava. Ora lo so. Scusate, non ho mai studiato francese in 13 anni di scuole. Gvan Jtè. Pensavo peggio.




Giusto per.

mercoledì 6 marzo 2013

Monochrome

Posso lamentarmi un altro pò? Dai, mi rilassa un sacco perchè non posso mai farlo. E per certi affari, mi si rizzano davvero i capelli sulla testa. Ho bisogno di parlarne apertamente! Ma poi, dopotutto questo è il mio blog.

Che fare, vado per punti? Faccio un discorso? Non so.

Ok, vado per punti:

1. Allora, c'è gente che AFFORZA (termine non facente parte del dizionario italiano, tantomeno approvato dall'accademia della crusca, ma sti gran turgidi cazzi, ci sta)  deve far vedere quanto è brava, talentuosa e speciale; virtuosi a destra e a manca. Stupefacente! E tu magari li lasci fare, pensi <<poveri cristi, loro e questi pseudo talenti che credono di possedere. Auto-celebrazione a gogo, che almeno lascino vagare felici le loro qualità nascoste /grazie a dio/ in macchina>> /cito la macchina perchè parlo, nel particolare, di una simpatica cantante che spazia dal canto a cappella, mezzosoprano, Amy Lee (che è un genere a se e un classico intramontabile, immancabile nel repertorio della brava cantante-da-macchina-fastidiosa-sono-piena-di-talento-ma-ho-dovuto-lasciare-il-corso-di-canto-damn) ai bassi tanto bassi che neanche gli uomini dal tono di voce basso tentano di prendere e per finire la voce vibrante. Ora, la mia cara amica cantante è così piena di talento che riesce a far vibrare la voce anche quando c'è lo stacco strumentale. Ditemi voi se non merita di essere presa come erede di Michael Jackson! E credetemi, neanche lui era capace di far vibrare la maledettissima voce in quel modo. Le cucirei le corde vocali. Niente più vibrazioni. DI NESSUN GENERE.
La cosa stupefacente è che le sue amiche le fanno i complimenti, tutto il tempo, quando io vorrei solo usare la membrana timpanica come trampolino per buttarmi da un dirupo.

Mai fidarsi delle amiche che ti fanno troppi complimenti. NEVER. TRUST. THEM. NEVER.

E non mi si venga a dire che io la penso così perchè odio il genere umano. Certo, c'è un fondo di verità in questo. Sicuramente, le persone mi disgustano spesso e volentieri. MA, chiunque con un minimo di criterio e materia grigia (non arcobaleno) può assicurarvi che ho ragione. Questa è una regola che fa parte della stessa categoria di <<Nello scherzo c'è sempre un fondo di verità>>. E così è! Negatelo? SU. C'è sempre un fondo di verità! S-E-M-P-R-E. Io non ho problemi ad ammetterlo! (Tranne dopo aver scherzato su qualcosa con qualcuno.Sono coerente non scema.)
Poi, basta pensarci un pò per capire che effettivamente è vero. La gente che fa troppi complimenti inutili è pericolosa. Vabbè, magari pericolosa no, però non mi fiderei troppo. Allo stesso modo, non mi fiderei troppo delle persone che stanno sempre li a puntare il dito, giudicare e blabbing futile di varia entità. Questo perchè, le persone che criticano sempre ed apertamente non hanno niente di più interessante da mettere sul piatto. Niente di cui parlare. Sono persone noiose. (E diciamocelo, estremamente fastidiose) Perchè non metti i tacchi? Perchè non metti le gonne? Questo taglio ti sta male. La frangetta ti sta male. Questo colore ti sta male. Perchè indossi sempre le felpe. [Citazioni puramente casuali]

Che poi io dica sìssì e poco me ne freghi, è un'altra storia. Ho la frangetta da due anni, i capelli a caschetto che sembrano tagliati con la scodella /com'è giusto che sia per un caschetto/ e che mi sono fatta da sola /Con un metodo assurdo per tagliarli dietro senza sbagliare. Artsy Fartsy Master elevato al cubo./ amo le felpe e non ho intenzione di cambiare ciò finchè non mi sveglierò un giorno e dirò "Ok, dove sono le forbici. Mi sono scocciata.". Facile.


2. Una delle cose che più mi da sui nervi è non essere presa sul serio e/o non essere ascoltata. Povere capre ignoranti che cercano di fare le criste elevate sopra livello del mare. Che spendono 5/3 (sì, hai letto bene, CINQUE TERZI)  del loro tempo a fare constatazioni assurde su tutti i tipacci che non sanno mette 3 parole in fila e poi se ne escono con frasi tipo <<Questa bottiglia d'acqua è davvero congenita! Che espressioni terrificate! Ommiodio, l'aria non funge!>> e che poi non sanno usare i loro, di paroloni, nei contesti esatti. Ma dai! Su! Por favor! /Lo spagnolo è più drammatico, perfetto per questa situazione/ Ora, anche a me capita di fare gaffe, ma se accade è per il semplice motivo che c'è disordine nella mia testa,  il mio modo di pensare è talmente caotico che quando devo parlare convergono dodicimila frasi nel piccolo tunnel che porta dal cervello alla bocca e quindi escono fatti improponibili. Ma che ci posso fare? Quello è un problema di fondo. Che andrebbe risolto, certo, ma come. /Se qualcuno sa la risposta mi contatti e mi faccia sapere. Anzi, m'illumini d'immenso. Come dice il buon Ungaretti/

Vabbè, mi sono scocciata, sono le 5 di mattina ed è partita wasshoi dei Bump of Chicken che mi avverte dolcemente di ritirarmi nelle mie stanze.

E nel caso voi, povere anime nomadi del web, non sappiate a cosa mi riferisco ↑ vi prego di ascoltare wasshoi perchè va fatto. Por Favor. (Anche qui per il bene del dramma. Drama for drama's sake, giusto?)


martedì 26 febbraio 2013

Salve,

mi chiamo Mario e vivo sul monte di Cristo.

Le persone che prima accettano di fare un cosiddetto 'piacere' e poi lo devono far pesare disperatamente, mi stanno poco simpatiche.

Sono poco gradevoli.

In breve, fastidiose teste di cazzo.


Ultimamente sono un pò stanca. Mentalmente. Non ho mai sentito così forte il bisogno di andare via, di cambiare aria, di vedere il mare. Non sono una tipa da luoghi sperduti, se non in buona compagnia; in questo caso però avrei bisogno di almeno una settimana sola. Musica, film, magari un pò di vino che tanto mi piace, totale mancanza di fattori stressanti (vedi computer, telefoni, scocciature di vario genere) e un pò di salutare solitudine per rimettere a posto i pensieri. Mi piace catalogare le cose, comprenderle e spulciarle a fondo. Ecco cosa vorrei ora. Mi farebbe tanto bene quanto male, ma gioverebbe all'estrema confusione che c'è nella mia scatola cranica.


                        

giovedì 7 febbraio 2013

Il cielo in una stanza.

Quando ero piccola, papà mi cantava sempre la canzone di Gino Paoli 'Il Cielo in una Stanza' e io immaginavo questa stanza dall'alto soffito viola, i cui muri si allargavano per scoprire queste immense distese di alberi.

Quando sei qui con me 
questa stanza non ha più pareti 
ma alberi, alberi infiniti. 


Quando sei qui vicino a me 

questo soffitto viola 
no, non esiste più,
io vedo il cielo sopra noi 
che restiamo qui, abbandonati 
come se non ci fosse più 
niente, più niente al mondo. 

giovedì 17 gennaio 2013

Oggi c'ho pure Saturno Contro!


<< Anche lei è così? >>

<< Così come? >>


<< Come loro, come lui insomma. >>


<< Addolorato? >>

<< No, Gay! >>


<< Gay io? No, io sono frocio. >>


<< Ah ecco. Ma non è la stessa cosa? >>


<< Sì, ma io sono all'antica. >>

sabato 5 gennaio 2013

左手

Qualche sera fa ho sognato Noda san. (continuo a mettere il san come fosse parte del suo cognome. Perchè.) Non sto qui a spiegare tutto, anche perchè non mi va, vi basti solo sapere che lui, in qualche modo e per motivi che non mi sono chiari, doveva proteggermi. Da quella notte mi trascino dietro questa strana sensazione che in tutta onestà non so spiegare, ma devo dire che quel sogno mi ha dato un estremo senso di sicurezza e tranquillità.
A volte mi chiedo come sia nella realtà. Il carattere, i modi di fare, le fisse e i gesti che ripete spesso senza realizzarlo.

In realtà è una cosa che mi chiedo spesso su molte persone, per questo tendo ad osservare gli altri con estrema attenzione. Ho sempre trovato interessante guardare come la gente si comporta quando pensano che gli altri non guardino o i piccoli tic di tutti i giorni, come si muovono quando sono soli in casa, un ambiente che si conosce a memoria, dove tutti i gesti fluiscono da soli per via dell'abitudine, quando ci si muove delicatamente aprendo una bottiglia d'acqua o sorseggiando un tè particolarmente buono. Non sono tanto le espressioni ad intrigarmi, quanto i gesti. I movimenti delle mani. Ho sempre avuto un amore smodato per le mani.

Un'altra cosa che mi è sempre piaciuto fare è ascoltare i rumori nel silenzio notturno, cambiano completamente, come fossero del tutto nuovi e sconosciuti. Il rumore dei tacchi sul marmo quando cammini stanca, i passi sulle pietrine nei giardini, le suole delle converse sul legno, il tintinnio di un anello che sbatte contro una tazza quando infili le dita nel manico, un bicchiere quando lo poggi sul legno, una matita sui quaderni spessi.